LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL'EVANGELIZZAZIONE

RISPOSTE AL QUESTIONARIO DEL DOCUMENTO PREPARATORIO
(Risponde Emma Gremmo, anni 73, missionaria laica con più di quarant'anni di esperienza pastorale missionaria in Congo (ex Zaire) e nella diocesi di Massa Marittima-Piombino)


1) Sulla diffusione della Sacra Scrittura e del Magistero della Chiesa riguardante la famiglia
Nella gente comune c'è scarsa conoscenza, sovente nulla, sugli insegnamenti biblici e del Magistero riguardanti questo argomento, semplicemente perché non interessa o perché li recepiscono fuori dalla realtà vera della loro vita. Per i nostri credenti praticanti c'è molta attenzione alla Parola e meno all'insegnamento della Chiesa, considerato meno importante e troppo invadente. Credo che forse non ci si dovrebbe chiedere quali condizionamenti culturali nella società civile ostacolano la ricezione dell'insegnamento della Chiesa, ma come la Chiesa ostacola, nel suo modo di proporsi come potere di dominio sulle coscienze e nel suo linguaggio fuori dalla portata di tantissimi, la ricezione di questi insegnamenti biblici e magisteriali.
2) Sul matrimonio secondo la legge naturale
La gente comune, i cristiani battezzati comuni, non danno molto peso a queste cose perché gli interessi, gli interrogativi e le problematiche reali della loro vita matrimoniale viaggiano su altri binari. Le persone più sensibili e attente alla vita ecclesiale, chi ha imparato a ragionare con la propria testa come si conviene ad adulti pensanti nella fede, aggiornandosi su basi di ricerca biblica e teologica, pensiamo che tutti questi argomenti, così come sono formulati oggi, non sono più così scontati e forse anche meno validi. Proprio grazie al procedere degli studi e ricerche bibliche e teologiche, sarebbe bello, ascoltando di più e per un lungo periodo biblisti e bibliste, teologi e teologhe anche laici e sposati, arrivare ad un altro linguaggio e ad un altro pensiero non più basato sulle attuali definizioni inamovibili riguardanti il matrimonio e la famiglia che vigono al"interno della Chiesa.

3) La pastorale della famiglia nel contesto dell'evangelizzazione
Questa terza serie di domande mi dà l'opportunità per testimoniare che per tanti di noi operatori pastorali è maturata questa coscienza: non esiste una evangelizzazione degli sposi, un'altra dei giovani, un'altra dei medici, politici, muratori, casalinghe.. ecc..ecc.., ma esiste l'Evangelizzazione tout court. Esiste cioè l'annuncio da dare a tutti, indipendentemente dallo stato di vita delle persone e certamente con modalità, prassi e linguaggio diversificati, della Buona Notizia della storia d'amore di Dio con noi umanità contenuta in tutta la Bibbia e del suo rivelarsi in pienezza e in modo inequivocabile in Gesù di Nazareth. Poi i cristiani evangelizzati si possono riunire per categorie, per professioni, per interessi, per aiutarsi a vivere la Parola e il Vangelo nella loro specifica situazione, facendone scaturire la novità di vita richiesta a quella loro precisa realtà. Nella pastorale ordinaria non si punta su questo, ma si privilegia l'approccio della presentazione di una morale già codificata (scambiandola per annuncio!) e si punta pochissimo anche sulla formazione di coscienze adulte che, animate dalla Parola e dal Vangelo, sappiano districarsi autonomamente da cristiani nella complessità della vita, compresa quella matrimoniale e famigliare.

4) Sulla pastorale per far fronte ad alcune situazioni matrimoniali difficili
Nella nostra Chiesa particolare tutte le situazioni considerate irregolari riguardo il matrimonio cristiano sono presentì e in grande numero. La vita della gente va avanti molto autonomamente, senza turbarsi troppo di una mentalità di Chiesa che ritengono sorpassata e fuori dal tempo. Queste scelte vengono fatte semplicemente perché sembra giusto così e, penso in quasi tutti, non c'è assolutamente l'idea di andare contro Dio o di farlo apposta per offenderlo. La gente oggi sente molto il peso di una Chiesa, tra l'altro tutta maschia e di celibi, che ha fatto soffrire e fa soffrire tanto con lo strapotere sulle coscienze partendo da presupposti sulla morale sessuale che oggi davvero non tengono più. Gli anziani rievocano ancora oggi con sofferenza tutti i rifiuti dell'assoluzione che in giovinezza hanno ricevuto per problemi matrimoniali che confessavano. I giovani semplicemente partecipano alla Chiesa, quando lo fanno, senza preoccuparsi di ciò che essa pensa in materia sessuale e si sentono a posto con se stessi e con Gesù Cristo. I divorziati risposati percepiscono una non comprensione da parte della Chiesa della complessità delle relazioni tra uomo e donna, a tutti i livelli, in una società completamente cambiata sotto tanti aspetti. I preti migliori, quelli che vivono con la loro gente, quelli che hanno addosso l'odore delle loro pecore, vivono già prassi di accoglienza e misericordia anche molto aperte e creative, perché prima c'è il Vangelo e poi dopo, ma davvero dopo, il Diritto Canonico e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Nella nostra Diocesi, ma so anche in tante altre, si sta ufficialmente sul sicuro e non esiste una prassi di ricerca e di
discernimento evangelico tra preti e operatori pastorali laici, uomini e donne,
che romperebbe tanti schemi fissi. Si privilegia il rifarsi alle regole venute da
Roma, come se la Parola e la capacità di discernimento secondo lo Spirito non
ci fossero state date a tutti nel Battesimo e nella Confermazione con la
consegna di svilupparle continuamente e di metterle in pratica per dare vita,
gioia e speranza a tutti. Su quanto riguarda poi lo snellimento delle prassi per
la dichiarazione di nullità del matrimonio come mezzo per dare più in fretta soluzioni positive alla situazione dei divorziati, penso, insieme con altri operatori pastorali, che è la comprensione biblica e teologica dell'Eucaristia che invece andrebbe rivista, insieme a tutte le modalità concrete con cui viene vissuta. Assolutamente in questo campo la Chiesa deve cambiare, ridiventando discepola misericordiosa "come" il suo Signore.

5) Sulle unioni di persone dello stesso sesso
Come ovunque, anche nella nostra città esiste l'omosessualità, ma non esistono per ora le unioni civili riconosciute in questo ambito e nemmeno adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali. Comunque, se accadesse ci comporteremmo come già stiamo facendo con tutti: si prendono le persone al punto in cui sono e se chiedono di camminare da discepoli dietro a Gesù si aiutano a farlo senza preclusioni previe, lasciando che sia il Vangelo e la vita di comunità cristiana a far camminare e migliorare le persone e come discepoli e come cittadini.

6) Sull'educazione dei figli in seno alle situazioni di matrimoni irregolari
Queste situazioni qui da noi costituiscono una forte percentuale dei bambini che frequentano il catechismo. La loro formazione avviene insieme a quella di tutti gli altri senza distinzionì e inoltre si propone a tutti i genitori, nessuno escluso, un cammino dì riscoperta della vita cristiana alla sequela di Gesù. Senza preoccuparci subito delle situazioni morali, donando la Parola che salva e guarisce, si vedono cose bellissime che non vanno sempre nel senso di tornare a riempire le chiese, ma nel senso di una vita animata dallo Spirito che si diffonde e cresce lentamente. I segni di questo vanno saputi leggere e vedere fuori dagli schemi usuali. lo ho imparato questo negli anni della Missio ad Gentes in Congo e questo vivo anche qui oggi.

7) Sull'apertura degli sposi alla vita
Alla gente non gliene importa niente delle idee o dei documenti della Chiesa in questo campo e si regola in base a quello che credono sia il meglio per la loro coppia e per la qualità delle loro relazioni anche fisiche. Ci si aspetta che la Chiesa non entri più nelle camere da letto, ma che pensi piuttosto a formare coscienze illuminate dalla Parola e dallo sguardo di Gesù per aiutare tutti a discernere come comportarsi nella vita da discepoli del Signore anche in questo campo. L'esperienza fatta da tanti nei confessionali su questa materia è sovente negativa. Sembra che molti preti in questo campo siano dei "talebani", più che dei fratelli che capiscono la fatica e la complessità della vita, rilanciando speranza e desiderio di ricominciare. Così pure per la natalità: ma perché mai si dovrebbe promuovere e incentivare? Formiamo coscienze e lasciamo agli sposi le scelte, come del resto ci sembra abbia fatto il Signore Gesù con i suoi discepoli.

8) Sul rapporto tra la famiglia e la persona
La famiglia vive oggi un periodo complesso e faticoso per le relazioni, sia umane che cristiane e un nuovo sguardo, più discreto e amicale che non intervenga sempre su tutto, aiuterebbe molto il cammino ecclesiale e la sua testimonianza evangelica nel mondo. Del resto, quali relazioni si vivono tra preti, tra vescovi, tra religiosi? Perché allora si pretende così tanto dalla famiglia?

9) Altre sfide e proposte
a) Proprio nella Chiesa è mancata per secoli l'obbedienza al sogno/progetto di Dio: che l'uomo e la donna fossero insieme e alla pari nella relazione, nella custodia del creato e nella conduzione del mondo a tutti i livelli. Nel documento preparatorio e nel questionario si parte da un apparato dottrinale formulato quasi esclusivamente da maschi celibi e non-mi pare si preveda la possibilità di riformularlo attraverso una nuova ricerca a tutto campo da parte di teologi/teologhe, biblisti/bibliste, laici, religiosi, sposati. Non sarebbe ora di iniziare questo nuovo corso? Perché questo diventi linfa nuova di pensiero occorre tempo e discernimento, ma almeno incominciamo!
b) L'elenco, al punto primo del documento preparatorio, delle problematiche "ostili" al pensiero della Chiesa sulla famiglia, è tipico di chi si sente setta separata e accerchiata. Rilassiamoci, specialmente per quanto riguarda il femminismo ostile alla Chiesa: io e in tante conosciamo di più un maschilismo escludente il femminile. La speranza, la gioia, la positività di sguardo dell'Evangelii gaudium possono aiutarci molto a cambiare tutti l'angolo di visuale da cui guardare alle varie situazioni di vita e al mondo.
c) Invece di voler assimilare la famiglia ai suoi canoni prefissati e rigidi, la Chiesa incominci a entrare da ospite in questo contesto, per ascoltare molto e ascoltare davvero gli interessati. E' urgente tornare alla pratica dell'Annuncio e dell'Evangelizzazione a partire dalla Parola, fatte da una comunità discepola povera e umile di Gesù. Tutto questo coinvolge però anche la formazione dei preti. Alla fine del loro percorso formativo sono essi preparati a sperimentare pastoralmente vicinanza fraterna, Annuncio ed Evangelizzazione, oppure sono più degli indottrinati che poi indottrinano gli altri? A tanti ci sembra più vera questa seconda realtà e anche per questo forse è cresciuta una grande diffidenza e indifferenza.